2008
LUPO BIANCO
Negli ultimi anni, nelle Terre Selvagge, un grande conquistatore è riuscito a dominare e soggiogare buona parte delle comunità presenti, in costante lotta fra loro. In particolare, molti capi guerra orchi sono stati eliminati e sostituiti.
Questo conquistatore si fa chiamare Lupo Bianco, il Vento del Cambiamento. Da dove è spuntato questo conquistatore inarrestabile? Come ha potuto da solo riuscire ad unire le riottose orde sparse per le Terre Selvagge? Dopo qualche anno di organizzazione, la sua orda parte per l’ovest. L’obiettivo non è chiaro, anche se lo scopo primario sembra riunire quanto più Anairon possibile sotto la sua guida. Divide il suo esercito in due grossi tronconi, uno sotto la sua egida personale, e l’altro sotto la guida dei suoi capi guerra più fidati. Il suo troncone si muove verso Sud-Ovest, l’altro verso Sud, deciso a puntare sul ricco Impero Asa. Il Lupo bianco è riuscito ad imporre a orchi, gobelin, barbari ed altri, una disciplina degna di un vero reparto militare, tattiche lucide ed efficienti, che poco hanno a che fare con le normali scaramucce di cui sono soliti gli orchi. Conoscenze strategiche, tattiche ben precise, valutazioni del territorio, sono divenute quindi alla base di ogni grande scontro.
La calata verso l’Impero Asa è lenta, e poco trionfale, forse proprio perché l’esercito non è guidato dal Lupo Bianco. Comunque gli Asa si trovano ben presto consci di essere in grave pericolo, e lanciano nuove razzie, sulle coste del Mare Interno, per catturare schiavi preziosi da impiegare in questa pericolosa guerra, arrivata a ciel sereno.
La discesa verso sud ovest invece è implacabile. Prevedendo un possibile intoppo nella disperata resistenza degli uomini del Reich, infatti, il Lupo Bianco decide di incunearsi fra il Vallo e la terra d’Illiria. Aggirando il Regno nanico di Nag-Dur. E’ proprio qui che l’Orda trova maggiori successi. Infatti le Città illire non riescono ad organizzarsi in una resistenza adeguata, e fondamentalmente soccombono agli assedi di Liberio. L’Illiria è nelle mani del Lupo Bianco, che giustamente però decide di muoversi con velocità verso l’Ethulia, lasciando solo qualche gruppo di uomini a guardia di una terra a cui è stato strappato tutto il possibile, e che comunque sta cercando di riemergere.
Gli uomini del Reich, da sempre succubi di una retorica anti Terre Selvagge, questa volta rimangono attoniti davanti al successo del Vento del Cambiamento, anche per il forte dissesto interno dovuto ad anni di guerre civili. Il Lupo Bianco si presenta in Ethulia, passando dal suo angolo nord-orientale, conosciuto come Patriarcato di Aquileiam. Dopo poche settimane di eroica resistenza, questo viene conquistato e saccheggiato in maniera simile all’Illiria: non viene lasciata nessuna possibilità ai difensori di riformare un esercito, e le maggiori città vengono rase al suolo. I Leader militari vengono sterminati, le strutture economiche razziate, e buona parte dello status quo viene sovvertito.
Durante il III mese di Kinich, un forte contingente di orchi e gobelin, capitanati da un auto proclamatosi Lupo Bianco, arriva a Gradara, e ne distrugge alcune istituzioni, saccheggiandole. Nonostante non siano le solite orde disorganizzate, sembrano mancare della strategia propria del lupo Bianco. Il fantomatico capo guerra viene sconfitto, in uno scontro con la milizia cittadina, e subito è chiaro a tutti che non poteva di certo essere il Lupo Bianco, ma un impostore che si fregiava di tale nome. Resta oscuro il motivo di tale attacco però. C’è chi pensa ad un capoguerra con manie di grandezza, chi ad un semplice diversivo,chi ad un gruppo scelto con un obbiettivo ben preciso…
Prima del tramonto gli attacchi finiscono però, e degli orchi non se ne avrà più traccia intorno a Gradara. Dopo la fine dell’incursione degli orchi, Aureliano fa il suo ritorno in città, con Villaspada e Splin. E’ chiaro da subito che non è in gran forma, infatti, poco dopo essersi messo a tavola, si alza e si chiude nelle sue stanze.
Uno degli avventori, rimasto in ombra fino ora, si scopre essere Malice, capitano dei falchi d’acciaio, mandato ad Urbino dalla regina per sbrigare alcune commissioni. Malice, da una pergamena a Villarosa, e poi sfida a duello Villaspada.
Proprio quando sembra essere in vantaggio, Villaspada tira fuori la su reale forza, e uccide Malice. Dopo ciò, Villaspada fa un annuncio al pubblico lì presente, tirando fuori una lettera, a sua detta scritta di pugno dallo stesso Aueliano. La lettera, è l’abdicazione formale di Aureliano, e il passaggio di tutto il suo regno e di tutti i suoi averi, al regno di Vernentia, che Villaspada rappresenta. Dopo aver letto la lettera, scompare, insieme a Splin, tra lo sdegno generale.
Poco dopo, Villarossa, sacerdote di itzamna, legge la lettera che Malice gli ha dato prima di morire. La lettera è dai toni oscuri, e sembra rimandare ad un qualche genere di cospirazione, in cui sarebbe stato coinvolto Aureliano. Purtroppo, nella confusione del momento nessuno sembra capire molto, tanto più che il tenente Amid della milizia, urla subito che il re è morto, avvelenato nelle sue stanze.
Scoppia il caos, c’è chi chiede di vedere il corpo, chi grida al complotto. La regina, subito si mostra decisa a non ottemperare le volontà di Aureliano, secondo lei estorte con l’inganno da Vernentia. Lo stesso Villaspada avrebbe poi avvelenato Aureliano, per eliminarlo una volta per tutte, a detta della regina.
La stessa sera, i drow arrivano in città, e al loro fianco ci sono Villaspada e Splin. Per molti questa è la prova di quanto non ci si possa fidare delle parole di Villaspada.
Durante l’attacco dei Drow, la corte reale viene incendiata, e la regina deve ammettere che il corpo di Aureliano ora è carbonizzato, e quindi irriconoscibile. Viene chiamato Selindacos, perché si assicuri che il corpo venga preservato per un funerale degno di un re.
I DROW
La razza della notte è sempre stata un mistero per gli altri. Molti pensano che sia unita sotto un unico vessillo, quello della nera Atachel, ma così non è. I drow sono divisi in “Casate”, che rappresentano ciò che per gli uomini sono le Città Stato. Persino la filosofia alla base del culto di Atachel varia in funzione delle Famiglie. Quella che ad inizio 2011 sembra essere la più importante è la Casata del Ragno. Questa Famiglia è riuscita ad imporsi su diverse altre famiglie minori, grazie all’estrema superiorità politica e militare. Inoltre, il Ragno è portatore di un modo di vedere il Culto di Atachel ben paticolare. La despota indiscussa della Famiglia, Matrona Elminta Lilindelmeth, crede infatti che la maledizione lanciata da Atatchel sui drow “Non potrete mai avere un regno sulla terra” sia un simbolo di naturale superiorità della razza; se è vero questo però, significa che i drow sono i principi naturali del mondo. Anni fa, Mons Ferratus era presa d’assedio dai drow, che sembravano essere vomitati fuori da ogni cunicolo scuro e mefitico della città. Oramai è chiaro, per chiunque abbia visto le loro insegne, che recavano un grosso ragno argenteo sui loro vessilli.
Dopo la battuta d’arresto avuta a Mons Ferratus, ripresa anche grazie all’aiuto di Neapolis. I drow sembrano essere ritornati nell’oscurità che gli appartiene, e per qualche tempo nessuno ha più sentito di loro.
Ad inizio 2011, alcune città ethuliche, tra cui Gradara e Urbino, hanno subito attacchi di persone che di umano avevano solo l’aspetto. Occhi iniettati di sangue, desiderio di violenza assoluta, e nessun riguardo per i dolore provato. Sembravano dotati di un qualche scopo però, e la scoperta più inquietante, fu che ognuno di costoro, portava sulla fronte, rune incise nella carne, in drowish.
Gli avvertimenti continuano, e gli attacchi pure. Giungono voci da Pisaurum, Florentia e Reimas, Mons Ferratus. Corre voce che persino a Gradara ci siano spie drow, camuffate tra la popolazione, e orridi cunicoli abbiano già bucato la terra sotto la città. Il caso Gondolieri non fa che confermare tali ipotesi agli occhi dei gradaresi.
Il terzo mese di Kinich, dopo il tramonto alcuni esploratori mandati dalla milizia a controllare la città e i danni riportati contro gli orchi, scoprono un portale, apparso quasi dal nulla, nel tempio di Chel, rimasto privo, proprio lo stesso giorno, della sua guida, Diana Chiaravalle, strenua sostenitrice del Culto del Trifoglio, culto eretico di Chel. Appena resisi conto del portale, drow hanno cominciato ad uscirne, in una processione silenziosa e ordinata, sino all’arena cittadina. Li, i drow, sono stati raggiunti da Villaspada e Splin, venuti a Gradara per scortare Aureliano di ritorno dalla guerra in Urbino e poi costretti a fuggire dalla popolazione in tumulto.
I drow, che mostrano fieri il simblo della Casata del Ragno, richiedono di poter parlare con chi detiene il potere in città. Le loro richieste sono chiare e semplici: Consegna del Rift, Consegna di Villarossa, sacerdote di Itzamna, Selindacos, Triumviro della Loggia Arcadia, Vladimir Kram, inquisitore di Kinich e Diana Chiaravalle, sacerdotessa di Chel.
Se fossero state ottemperate queste richieste, non avrebbero arrecato alcun danno alla città o agli altri abitanti. Purtroppo le risposte dei gradaresi, la loro spocchia, e il loro rifiuto, fanno si che i drow imperversino nelle campagne per tutta la notte, e la mattina dopo, Gradara,si ritrova dinnanzi ad un ben triste spettacolo. Decine di corpi orrendamente uccisi, di bambini piccoli, probabilmente tolti ai contadini gradaresi.
I gradaresi, subito si buttano a capofitto contro i drow, asserragliati dentro il tempio di Chel, divenuto un impenetrabile ragnatela. Nel frattempo, incursori drow ben addestrati mietono vittime tra i gradaresi, riuscendo persino a rapire il figlio della regina e di Aureliano, Lisandro, e il figlio di Villarossa. Quando ormai il peggio sembra essere compiuto, un valoroso attacco dei gradaresi, riesce a riprendere i bambini e a catturare persino la matrona drow(che si rivelerà solo una sostituta). Purtroppo, la disorganizzazione delle truppe, impedisce che i drow vengano sconfitti, e anzi, un attacco ben riuscito si trasforma in una carneficina per i gradaresi. Muoiono Nealco, paladino di Kinich, Carbesia, triumviro della Loggia, nonché arcimaga di Florentia, Lavinia e Cacia, eroi gradaresi nella lotta contro l’Antico Ishaka.
I Gradaresi battono in ritirata, e vengono impegnati su più fronti da piccoli contingenti drow, ben preparati e armati. Nel frattempo, all’interno del Tempio di Chel, nessuno sa cosa stia succedendo, e si teme il peggio per la città. I valorosi cittadini di Gradara sono stremati, molti edifici sono stati resi inagibili, tra cui Itzamna e Kinich. Le porte di ingresso in città non esistono più.
Quando sembra che non ci sia nulla da fare, gli attacchi cessano. Nessun drow era più rimasto a Gradara, e sembrano essere spariti nel nulla, come dal nulla erano apparsi. Testimonianza della loro venuta, una scia di morte e distruzione, e il portale, ancora attivo, ma impenetrabile, a Chel.
Molti si interrogano sul motivo della loro visita. Alcuni dicono che se ne sono andati per far fronte ad un pericolo, altri perché avevano esaurito il loro compito, qualunque fosse. La situazione lasciata non è delle migliori comunque. Danni ingenti alle strutture, corte reale bruciata, templi distrutti, tra cui Atachel fatta crollare per paura dagli stessi gradaresi. Nella campagne il malcontento è palpabile, per via delle morti causate dalla noncuranza della regina, e di coloro che si sono protetti all’interno delle mura.
Vengono inviati dalla regina, esploratori dei Falchi di Bronzo, in cerca di drow nel territorio gradarese, ma non sembrano essercene. Quello che è certo è che ormai tutti guardano di cattivo occhio i regnanti gradaresi.
Alcuni giorni dopo la dipartita dei drow, i figli della regina e di Villarossa, presentano dei segni strani sul corpo, e preoccupanti sintomi. Febbri, tremiti, infiammazioni. La regina usa ogni possibile mezzo per curare quella che sembra essere una malattia di origine magica, ma grazie a Lucio Andronico, consigliere e precettore reale, si riesce a stabilire che i due bambini non sono ammalati, ma sono stati avvelenati. Il veleno è molto raro, e tratto da alcune spore che possono essere trovate solo nelle umide regioni del sottosuolo. Il veleno, conosciuto come “icore meshugga”, se non contrastato entro pochi mesi, farà divenire i due bambini sempre meno umani, sempre più alieni, e li farà soffrire sempre più, fino forse alla morte. Unico modo per salvarli, sarebbe forse trovare queste spore per fare un antidoto…ma qualcuno dovrebbe recarsi sino nel sottosuolo. Il II mese di Atachel, alcuni coraggiosi, accompagnano Keira, moglie di Villarossa, attraverso il portale dei drow, dopo essere riusciti a riattivarlo. Con Keira ci sono alcune vecchie conoscenze di Gradara, Halarian, Zarastra e Marterius, più alcuni eroici cittadini. Il viaggio nel sottosuolo si dimostra ovviamente arduo, ma alla fine, costoro riescono a riemergerne con le spore necessarie per creare l’antidoto, e con lo stesso Villarossa, avventuratosi da solo al di là del portale. Il viaggio costa però la vita a Zarastra. I racconti dei coraggiosi avventori però, parlano di una cosa molto strana, ovvero la quasi totale assenza di drow, ad esclusione dei servitori della casata Arabani, lasciati li a custodire la loro terra. La Casata Arabani a quanto pare farebbe parte delle casate servitrici della Casata del Ragno. A detta della stessa matrona Arabani, i drow avrebbero finalmente rotto la maledizione che li vedeva costretti a non avere regni, e ora si sarebbero riversati all’esterno, pronti a conquistare e saccheggiare. Se la maledizione fosse davvero spezzata, spiegherebbe l’attacco effettuato dai drow alla città pochi mesi prima…in quel caso nessuno potrebbe prevederne le conseguenze.
L’ULTIMA PARTE DELL’ANNO
Il primo mese di Atachel, la regina, cercando aiuti contro Vernentia, riceve la visita di alcuni diplomatici di Neapolis e Mediolanum. Entrambi i regni sembrano essere interessati a venire incontro a Gradara, in cambio della mano della regina. Anche Villaspada si presenta come diplomatico ufficiale di Vernentia.
La decisione della regina coglie tutti di sorpresa. Rifiuta le offerte di Neapolis e Mediolanum e accetta l’offerta di Villaspada, che ne diviene promesso sposo, nonché Vicerè vernentiano di Gradara e di tutti i suoi territori. Il cambio di guida non è molto ben visto dai cittadini, soprattutto dai ribelli di Vladimir e Featur, che ancora sperano in un arrivo del Lupo Bianco. Infatti, dopo la caduta del Patriarcato di Aquileiam, il Lupo bianco si è riversato in Ethulia con la forza di un maglio, e solo il coraggio e il valore degli uomini radunati dal Generale Monfalco di Mediolanum, hanno impedito che la mettesse a ferro e fuoco. In una grande battaglia nei pressi di Patavium, il 15° giorno del I mese di Atachel, 2011, il Lupo Bianco viene sconfitto, e i lsuo esercito, allo sbando, si dirige verso Florentia, per poi poter essere sbaragliato di li a poco. Del Lupo Bianco comunque ancora non vi è traccia.
Durante il III mese di Atachel, dopo che Villaspada aveva cominciato a ridare un ordine alla città, arriva a Gradara uno dei tre dogi di Vernentia, Bertinio Perticari, che intima Villaspada di tornare a Pisaurum, e di lasciare a lui il comando di Gradara. Villaspada, visibilmente scocciato, obbedisce e lascia la città per Pisaurum, dove però non arriverà mai.
Il doge prende il controllo della città, ma per molto poco. Infatti, il Lupo Bianco, con il suo fedele servitore gobelin Argot, aiutato da alcuni ribelli gradaresi, riesce ad avere ragione delle forze vernentiane in città, e a prenderne possesso. La guarnigione vernentiana è sterminata e lo stesso doge subisce stessa sorte. Negli scontri purtroppo muore Vladimir, uno dei capitani dei ribelli. Il Lupo Bianco si scopre essere Liberio da Monferrato, antico rR di Gradara, sperso nelle Terre Selvagge per lunghissimi anni. Da subito però i modi del re sembrano cambiati, molto più brutali e autoritari. Argot, il suo fedele consigliere lo segue ovunque, arrivando addirittura a sussurrargli cosa dire nelle orecchie. Il giorno dopo il suo insediamento, un emissario drow, chiede di poter parlare con il Lupo Bianco.
Malauguratamente, l’emissario viene avvistato da Lodovico, il mezzelfo che gestisce la scuola d’arme della città. Dopo una torbida situazione, Lodovico uccide l’emissario. Interrogato sul fatto, dirà che lo ha fatto per legittima difesa, con testimoni Splin, a capo del Tempio di Kin, e Featur, seguace fedele del Lupo Bianco.
Dopo nemmeno un’ora, un manipolo di drow, entra in città, attaccando i gradaresi in più punti. Il loro numero è esiguo, ma la loro abilità, e la disorganizzazione totale dei gradaresi, fa si che conquistino sempre più terreno, fino al cuore della città. Lodovico viene catturato e poi reso schiavo, grazie ad una potente droga usata dai drow. Coloro che vengono sottoposti a questa droga diventano macchine da combattimento, insensibili al dolore, pronti ad eseguire qualunque ordine, anche il più insensato. Ricordano gli stessi uomini deliranti, che avevano attaccato alcune città ethuliche ad inizio 2011.
I combattimenti vanno avanti per diverse ore, finchè i drow arrivano davanti alla corte reale. Qui, il Lupo Bianco, pur battendosi valorosamente, non può nulla contro i drow, che lo uccidono, e lo portano con loro in biblioteca.
I gradaresi, guidati da Halarian e una misteriosa ragazza, inseguono i drow in biblioteca trovando solo alcuni di loro e il corpo del Lupo Bianco senza vita. Halarian e la ragazza si gettano all’inseguimento dei drow, lungo in cunicoli che portano al rift. Non è chiaro quello che sia successo, tranne per il fatto che non si trovò più traccia ne dei drow, ne di Halarian e la ragazza. Dove siano finiti è un mistero.
Dopo la morte del Lupo Bianco, subito viene insignito, da Argot, Lloyd, Vendicatore di Kin, e fidato braccio destro di Liberio, del titolo di regnate della città. Purtroppo anche la sua guida dura molto poco, in quanto verrà ucciso di li a poco da uno spietato sicario drow. Anche questa volta, i drow sono spariti nel nulla, lasciando distruzione e morte, e lasciando Lucrezia, sola al governo. Oltretutto, di Lisandro non si trova più traccia, e si teme il peggio per il piccolo erede al trono.
LA GUERRA CON URBINO
Aureliano Spigadoro, re di Gradara, è anche erede diretto, del patriarcato di Urbino. Il Patriarca però, sobillato da alcuni agenti esterni, decide di diseredare Aureliano, e indire un torneo, per scegliere un nuovo erede. Tale torneo, viene vinto da Rokon, un barbaro mezz’orco di Kin, che vive presso il tempio di Kin di Gradara.
L’indignazione di Aureliano è subito evidente, ed intima al Patriarca di rivedere la sua decisione. Ad un suo rifiuto, Aureliano, ancora esaltato dalle vittorie riportate nella guerra ethulica, dichiara subito guerra, convinto della superiorità dell’esercito gradarese. Affida al suo miglior generale, Della Rovere, la conduzione della guerra. La guerra purtroppo procede con lentezza, e quella che doveva essere una scaramuccia, diventa una lunga guerra di posizione, fatta di imboscate e guerriglia. Urbino, è aiutata anche da alcuni ribelli gradaresi, capeggiati da Vladimir, ex capitano dei falchi d’acciaio, che a fine 2007 d.N. capeggiò una rivolta contro Aureliano, e che poi venne esiliato, insieme a Featur, altro ufficiale dei falchi d’acciaio.
Il generale Della Rovere, viene però trovato morto, a Gradara, in circostanze alquanto misteriose, e dopo alcune indagini, si evince che era in collusione con un’abominevole culto ispirato alla Triade demoniaca. La guerra passa nella mani di Aureliano, che parte per il fronte urbinate. Con lui c’è anche Lord Villaspada, il suo fidato braccio destro, ormai da un anno, Vicerè vernentiano a Pisaurum. Dopo altri mesi di alti e bassi, Urbino sembra essere piegata, e il patriarca decide di annullare il suo atto. Aureliano è di nuovo erede di Urbino.
IL CASO GONDOLIERI
La famiglia gondolieri, nobile famiglia di Vernentia, è stata mandata a Gradara, per servire da tramite diplomatico, tra il regno di Vernentia e quello di Gradara, ad inizio 2011. Il terzo mese di Chel, il capitano Malice, della milizia di Gradara, subisce un attacco all’interno dell’abitazione dei Gondolieri. Il Capitano Torrenera, della guarnigione gradarese di stanza a Colle Fiorito, messo in avviso dalle urla, interviene, e impedisce per un soffio che Malice venga ucciso.
I gondolieri vengono subito arrestati.
Il mese dopo, viene indetto un processo, con Villaspada come garante di equità, e Villarossa, Vladimir Kram e Diana Chiaravalle, come giudici. Durante il processo, Malice e Torrenera accusano i Gondolieri di attentato alla vita del capitano Malice, e di collusione con i drow, dopo aver trovato lettere, scritte in drowish, in casa dei Gondolieri, lettere poi tradotte da Selindacos, e a quanto pare provanti la loro complicità coi drow. Le lettere avrebbero parlato di un misterioso piano per attaccare la città, e per riuscire a raggiungere il rift.
I gondolieri si difendono sostenendo di essere stati attaccati per primi da Malice, e di essersi semplicemente difesi.
I tre giudici, viste le prove presentate, condannano a morte il capo della famiglia Gondolieri, e arrestano gli altri membri della delegazione vernentiana, compresa la sorella.
Il Villaspada grida allo scandalo, fino a minacciare lo stesso capitano Malice di morte. Se ne va da Gradara, paventando conseguenze politiche.
Da allora, iniziano a peggiorare le relazioni con Vernentia, e non si presagisce nulla di buono.
Durante il terzo mese di Kinich, i drow, oltre all’accesso al rift, hanno chiesto la vita proprio di coloro che hanno siglato la condanna a morte dei gondolieri, particolare che nessuno ha potuto ignorare, tanto più che erano insieme a Villaspada.
“MARTIN STELLINA”
Durante il primo mese di Kinich, dentro il tempio di Kinich avviene una scoperta. In seguito ad alcuni lavori di ristrutturazione, crolla una parte del pavimento, rivelando una camera sotterranea. La camera è avvolta nelle tenebre, e ispira un forte senso di terrore. Solo i più coraggiosi riescono a penetrarvi. La stanza, si rivela essere una sorta di camera mortuaria, con graffiti che sono riconducibili alla cultura degli Antichi. In una vasca al centro della stanza, immerso in un liquido non identificato, è stato trovato un essere dalle fattezze antropomorfe, ma con nulla di umano.
Durante il secondo mese di Kinich, i fedeli di Kinich, scendendo nella camera, si sono resi conto con sgomento, che nella vasca non c’era più nessuno, il liquido era sparso per terra, e c’erano tracce come se qualcuno fosse entrato, e poi uscito.
Poco dopo, a Gradara fa la sua comparsa uno strano individuo, che sembra essere appena uscito dai campi. Veste come un contadino, ma i suoi modi sono strani, come di chi vede il mondo per la prima volta. Fa domande su tutto e tutti, soprattutto si interessa ai templi, ai loro fedeli, e alle divinità. Viene accolto soprattutto presso il tempio di Chel, e per la sua natura sbarazzina e strana, viene soprannominato Martin Stellina, da Deike, fedele del tempio di Chel.
Presto però, molti iniziano ad interessarsi a Martin, non tutti con scopi ben precisi e nobili. C’è chi crede sia una minaccia, chi un matto senza cervello, chi una possibile fonte di potere, chi qualcosa da sfruttare per i propri interessi.
Durante il terso mese di Kinich, da Florentia torna Carbesia, arcimaga del circolo del fuoco, che subito sembra interessata a martin. Insieme a lei vi sono una misteriosa e taciturna donna, Lavinia e Cacia, due eroi della lotta contro l’Antico Ishaka. Da quel giorno, nessuno ha più visto Martin in giro, ma i più accorti certamente hanno notato che è sparito proprio con l’arrivo di Carbesia, e l’interessamento della Loggia Arcadia. Carbesia, Lavinia e Cacia moriranno purtroppo di li a poco, durante l’attacco dei drow, ma il corpo della strana e taciturna ragazza non venne mai trovato…
Il CULTO DEL TRIFOGLIO
L’ordine dei poveri cavalieri del Trifoglio, era nato anni prima, ad opera di un misterioso abate cheliano, Blemont, e del suo fidato braccio destro, Francesco da Aquisgrana. L’ordine predicava la povertà del Clero, soprattutto di quello cheliano, che doveva stare più strettamente a contatto con la popolazione. Si discostava da alcuni precetti dettati dalla madre chiesa di Parisii, e dopo inviti a rivedere le proprie posizioni, le Matriarche di Parisii dichiararono il Culto eretico. Era il 2007 d.N.
L’ordine comunque continuò a perdurare, e a fare nuovi proseliti, soprattutto nelle città ethuliche. Il console elfico di Mon Ferratus, Dalendal Duk Mihel, addirittura si disse disposto ad accogliere tutti i fedeli dell’Ordine, che avevano problemi ad adorarlo in tranquillità. Questo fece subito infuriare Taur Ruum, che intimò alle città ethuliche di proibire tale culto, pena gravi conseguenze economiche. L’Ethulia infatti, dopo la guerra che la devastò per tre anni, importava grandi quantità di cibo dalla fertile Taur Ruum. Mons Ferratus, Mediolanum e Gradara si rifiutarono comunque di bollare come eretico l’ordine, mentre negli altri Regni ethulici, il Culto non aveva mai attecchito. Il Tempio di Chel di Gradara, guidato da Diana Chiaravalle, fu uno dei primi in Ethulia ad abbracciare la nuova fede. Il II mese di Atachel 2012, da Taur ruum arrivò una notizia che avrebbe cambiato le sorti dell’Ordine. A quanto pare, perquisendo la casa dell’Abate Blemont, si erano scoperti cunicoli che arrivavano sin nel sottosuolo, e scritti lasciati dall’Abate non lasciavano dubbi sulla scoperta. Blemont in realtà era un drow, sacerdote di Atachel, che per tutto questo tempo avrebbe recitato una commedia, con l’intento di indebolire la Chiesa cheliana. Oltre allo sdegno e alla rabbia, dopo questo ritrovamento seguirono rastrellamenti e imprigionamenti in tutta Taur Ruum, di fedeli dell’Ordine. Gradara, che dal III mese di Kinich aveva perso la sua Guida, abbandonò il Culto quasi in modo indolore. A Mons Ferratus, il console elfico, il più strenuo sostenitore dell’ordine, dopo la notizia venuta da Taur Ruum, sparì dalla città. Sul finire del II mese di Atachel, a Gradara fu ritrovato il corpo del Console elfico, senza vita, orribilmente mutilato. Testimoni affermano che volesse trovare un modo per entrare nel portale drow apparso nel Tempio di Chel. L’ordine ancora persiste in alcune comunità, ma di certo, le sue collusioni con gli odiati drow non possono essere ignorate.
Nicolò Rossi