I mezzuomini visti da fuori
“Quaranta soli di calore, irriverenza, superbia, in neanche un metro di altezza. Non disprezzare il mezz’uomo, figlio mio, abbine paura. Non esiste creatura più pericolosa per il regno. Perché? Anzitutto perché non vi è terra che possa tenerli legati: lo spirito per l’avventura, la voglia di sempre nuove sfide, li porta ad attraversare pianure, scalare montagne, solcare mari e cieli. Gli oggetti che si portano dietro non sono solo adatti alla loro taglia: scelgono utensili e strumenti pronti per essere caricati in spalla e trasportati. Non puoi ingabbiarli con tasse e gabelle, tantomeno con promesse di vite tranquille e pacate. Conoscono solo la vita che vale la pena di essere vissuta, e si anniano facilmente. Non sceglierli come consiglieri, benché siano stranamente intelligenti e versatili, e neanche come guardie, la loro forza non è granchè, e neanche la loro fedeltà. Provano amore solo per se stessi, e qualche volta per qualcuno della loro stessa razza. Vivono amori ed odi brevi ma intensi, come nessuno di noi potrà mai provare. La loro capacità di concentrazione è pressoché nulla, e si irritano facilmente: un discorso lungo e complicato può suonare loro peggio che un’offesa alla madre. Corrompili con promesse di tesori nascosti e laute ricompense, ed anche con qualche dolce: non resistono ai vizi, soprattutto a quelli della gola. Non parlare loro di dei, soprattutto se tu stesso sei un devoto fedele: potrebbero rovinare le tue stesse convinzioni in due, stizzite, frasi. Amano il gioco d’azzardo, la maigia più pericolosa, e gli stocchi affilati. Non sono particolarmente violenti, ma alcuni di loro sono rissosi, sebbene possano essere messi a tacere con la forza in breve tempo. No, figlio, la vita onorevole ed operosa del suddito non fa per loro. Per questo, bandiscili dalle nostre terre, poiché essi non possano corrompere i buoni cittadini con il loro esempio. Preferiei condividere il talamo con tre sacerdotesse atacheliana, piuttosto che il desco con uno di loro.”
Il Re di Mediolanum, a suo figlio il principe.
“Mio Generale,
Vi mando questa missiva con la richiesta di invio di truppe fresche.
L’assedio al rifugio dei mezz’uomini si sta rivelando più difficile di quanto pensassimo. Sono in inferiorità numerica, e mancano di un reale addestramento militare, ma sono ben asserragliati sulle alture, e compensano i loro errori con una magistrale conoscenza del territorio, e con una determinazione senza pari. Ho scoperto che di notte, manipoli dei loro uomini più temerari sfidano le nostre ronde, e si gettano in ricognizioni pressoché suicide. Addirittura, alcuni di loro sono riusciti a penetrare in alcune delle nostre torri provvisorie, solo per urinare negli elmi dei sergenti. Inoltre, sono venuto a sapere che conservano molto più cibo e materie prime di quanto pensassimo, e che possono sostenere l’assedio molto più a lungo del previsto. Sembra che si confortino raccontandosi a vicenda le gesta di qualche loro ignoranti compare. Sembra avere parecchia fama un certo Gonzales Occhiodargento, che a quanto pare è riuscito a sconfiggere quattro ogre, armato solo della sua sciabola e Kinich solo sa quale stregoneria; Tutti poi conoscono a menadito le gesta di Uriberto Il Fine, orafo e a quanto pare navigato stratega, che ha diretto una sortita contro un gruppo di incursori di Taur Aire.
Ovviamente questi racconti sono tutto tranne che veri, di questo sono certo, ma sembra che riscaldino il cuore di questo patetico nemico peggio che un rogo. Tutto ciò è reso ancora più preoccupante dal fatto che questi loro padri non solo non sono devoti del Grande Imperituro Invitto Sole, (che mi possa perdonare per averlo nominato), ma non prestano devozione profonda neanche ad altre divinità. Come questi mezz’uomini possano quindi godere delle loro gesta resta un mistero.
Il mio parere è quindi quello di cercare di piegare, con il tempo ed il logoramento, i loro animi, e poi sterminarli tutti, dal primo all’ultimo, e issare i loro piccoli corpi su lunghe picche, così che il massacro serva di lezione alle loro altre, patetiche comunità.”
Lettera del Commodoro Francisco de los Puentes, morto con il cranio sfondato da un proiettile di fionda, su cui era incisa questa frase: “..Provaci!”
Alberto Ridolfi