La Colonia di Genevh
Nel 25° giorno del secondo mese di Kinich 2011 d.N. a sud delle Isole dell’Estate, nella disabitata isola di Danasaqar, i ghenviani posero la loro ultima pietra per la costruzione di Genevh, la “primogenita speranza”, così sopranominata per le mire espansionistiche di Ghaz Gheneva e per le speranze riposte in questo progetto.
La colonia di Genevh è l’ultimo porto commerciale e militare delle terre conosciute, avamposto fondamentale per ogni qualsiasi compagnia esploratrice che si muove in direzione delle Terre Nere, infatti Ghaz Gheneva concede asilo a qualsiasi nazionalità, persino ad eventuali compagnie Algerine; a patto che non siano armati in modo non consono agli obiettivi indicati (un gruppo di esploratori avrà si equipaggiamento di difesa, ma non potrà portare carichi eccessivi); in buon stile gheneviano, nella colonia esiste una tassa sul bagaglio portato da esploratori.
La città possiede anche un primato di prodotti esotici, quali frutta, spezie, animali inusuali; tanto da essere divenuta il principale porto commerciale per quel genere di prodotti.
Le difese della città sono buone, dovendo essere pronta ad attacchi di matrice ignota, e si vocifera che cantieri bellici, che producono le armi di nuova generazione gheneviana, siano stati aperti proprio nella colonia, così da salvaguardarsi dallo spionaggio di altre potenze. Potrebbe anche essere il più abile stratagemma di “specchietto per le allodole” mai congeniato. La città di Genevh non presenta templi se non piccoli edifici spartani per i marinai che percorrono la rotta con la madre patria assiduamente.
Nei registri della città è segnato un unico attacco da stranieri, risolto in modo estremamente rapido per via della coordinazione tra la difesa locale e un piccolo manipolo di corsari inviati in soccorso dal “Tre Volte Benedetto”. L’anomalia sta nel fatto che non battevano bandiere gli attaccanti, ma la cosa è stata catalogata come un logico tentativo di Algeri do portare danni alla città rivale, senza autenticarne la provenienza.
Yuri Napolitano